Chiesa di San Silvestro, Monumento nazionale, Meride
Di origine molto antica, Meride viene citato in documenti con ampie variazioni grafiche, come Melene nell’anno 852, Melade (963), Meredo (1443), Merito (1591). La sua storia è strettamente legata alla pieve di Riva San Vitale, una delle più antiche della diocesi di Como, circoscrizione politica e religiosa comprendente quattordici località. Nel 1517 aderì alla Federazione dei Dodici Cantoni svizzeri, i quali confermeranno un antico privilegio, che conferiva ai suoi abitanti il diritto di porto d’armi. Dal 23 febbraio 1798 Meride fece parte della Repubblica di Riva San Vitale, finita il 16 marzo successivo, favorevole all’annessione alla Cisalpina ed entrò poi con il Cantone Ticino nella Repubblica Elvetica.
 

Adagiato alle pendici del Monte San Giorgio, rivolto a meridione, Meride presenta un’armonica aggregazione di case accostate le une alle altre lungo la strada principale che da occidente a oriente spartisce in due il villaggio, dalla quale si diramano perpendicolarmente strette viuzze che conducono da un lato agli gli orti e ai campi e dall’altro salgono dapprima ai piccoli terrazzi con orti e poi ai boschi, la cui diversa natura del sottosuolo ha determinato il tipo e la composizione della vegetazione (carpino nero e bianco, querce, tigli, aceri,.., ma anche rovere e castagno).

Gli abitanti di Meride nel solco della tradizione secolare tracciata dai villaggi affacciati sul lago di Lugano e del Mendrisiotto, erano prevalentemente dediti ad attività artistico-artigianali che svolgevano sui cantieri di un po’ tutta Europa, in particolare nel settore dell’edilizia (piccapietre, scalpellini, muratori, architetti), ma anche della decorazione e soprattutto nell’arte dello stucco.

Il loro ricco e aggiornato sapere artistico-artigianale, durante le forzate pause invernali, veniva impiegato per abbellire e ristrutturare le proprie abitazioni del paese di origine. Così lungo la via principale possiamo notare un’infilata di monumentali portali d’entrata in sarizzo, pietra di Saltrio, marmo d’Arzo, degni di nobili abitazioni cittadine.

 


La Santissima Trinità (pittore F. A. Giorgioli 1693 - 1702)
Chiesa di San Silvestro, Monumento nazionale, Meride
Foto Cassina, Manno

Balaustra Casa Oldelli
Foto Bindella Nadia - Meride

 

Varcato l’ingresso scorgiamo cortili interni acciottolati sui quali si affacciano profondi porticati e logge sorretti da colonne monolitiche con capitelli d’ordine toscano, soffittature lignee, in fondo ai quali si aprono porte e finestre riquadrate di pietra dei locali che compongono l’abitazione. Negli spazi interni sono poi sontuosi camini, molti dei quali in macchia vecchia o in broccatello d’Arzo e belle cornici a stucco su caminiere e soffitti che riquadrano dipinti murali sovente con scene allegoriche.

Esemplare in tal senso è Casa Oldelli, tipica dimora della borghesia lombarda di campagna eretta molto probabilmente nel primo Seicento. All’interno di questa importante famiglia spiccano notai, ecclesiastici (ricordiamo in particolare padre Gian Alfonso Oldelli che nel 1807 è l’autore del celebre Dizionario storico ragionato degli uomini illustri del Canton Ticino) e artisti che ci hanno lasciato in eredità una messe di documenti cartacei di grandissimo valore storico-sociale, indispensabili per qualsiasi studioso che desideri dipanare l’intricata matassa dei rapporti e dei problemi che intercorrevano all’interno di una piccola comunità pedemontana.


Veduta dell'arco trionfale - con la Crocifissione - e del coro
Chiesa di San Silvestro, Monumento nazionale, Meride
Foto Cassina, Manno
Così da queste carte possiamo sentire la viva e commovente voce di gran parte degli artisti di Meride, che ci descrivono il loro peregrinare per l’Europa intera alla ricerca di lavoro, i loro affanni e le loro preoccupazioni nei riguardi della famiglia che è rimasta a casa.

Questi artisti si radunano sotto una grande famiglia frondosa: Abbondio, Barbieri, Clerici, Fossati, Giorgioli, Martini, Melchioni, Provini, Roncati, oltre agli stessi Oldelli. Gran parte di loro lasciano inoltre tangibili tracce della loro memoria devozionale e del loro "fare" artistico nei diversi edifici sacri che costellano il villaggio di Meride, strutture di nobili proporzioni, ricche di tele, affreschi e stucchi che coprono un arco cronologico che va dal Quattrocento all’Ottocento.

 

Significativo in tal senso è l’opera del pittore Francesco Antonio Giorgioli (1655-1725) la cui attività, incentrata prevalentemente sull’affresco, si svolge oltre che in Ticino e in Mesolcina, nella Svizzera tedesca (Muri, Rheinau, Päfers), in Germania meridionale e in Polonia. Nel suo paese di origine lascia tracce in numerose abitazioni private e soprattutto all’interno della bella Chiesa di San Silvestro, dove dipinge nel coro verso il 1690 scene legate alla vita del Santo Patrono. Risalente al XVI secolo, l’edificio, in posizione isolata al di sopra del paese, preceduto da un portico a quattro campate le cui colonne d’ordine toscano hanno in parte basi formate da capitelli di ricupero probabilmente duecenteschi, si presenta internamente a tre navate voltate a crociera, con colonne in sarizzo e lesene in parete, che recano eleganti capitelli rinascimentali di buona fattura. Ai lati del coro sono due altari dedicati l’uno alla Madonna del Rosario, l’altro a San Carlo. Nella navata tra i dipinti appesi segnaliamo uno di Antonio Rinaldi, 1850, raffigurante un Furto di oggetti sacri in San Silvestro, avvenuto nel 1848. Particolarmente prezioso è l’organo di fine settecento, con tendina dipinta raffigurante Santa Cecilia, patrona della musica.

Battesimo dell'Imperatore Costantino
(pittore F. A. Giorgioli 1693 - 1702)
Chiesa di San Silvestro, Monumento nazionale, Meride
Foto Cassina, Manno

Chiesa di San Rocco
La Chiesa parrocchiale di San Rocco, al centro del nucleo e davanti alla piazzetta, venne elevata nel corso del Settecento, a navata unica, con sulla parete di fondo del coro grande affresco della metà del secolo raffigurante una Sacra Conversazione. Segnaliamo pure lungo le pareti della navata due interessanti tele, l’una con Santa Lucia, firmata e datata dal pittore lombardo tardo manierista Pietro Gnocchi, 1595, l’altra una seconda Sacra Conversazione dipinta attorno alla metà dell’Ottocento da Antonio Rinaldi di Tremona.

 

Sulla strada che porta verso il Serpiano è il piccolo Oratorio della Madonna di Visacco, a pianta centrale costruito nel 1863 dall’architetto e stuccatore Francesco Antonio Aglio, originario di Arzo, che aveva frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera, riportando il primo premio nella sezione dell’ornato nel 1836. Al suo interno si conserva un dipinto murale con la Madonna col Bambino cinquecentesco.

Oratorio della Madonna di Visacco
Oratorio della Madonna di Visacco. Altare con il dipinto della Madonna col Bambino (XVIs.) e quadratura (XVIIIs.)
 

 

 

A cura di Edoardo Agustoni

 

 

Bibliografia:

Giuseppe Martinola, Lettere dai paesi transalpini degli artisti di Meride e dei villaggi vicini (XVII-XIX), Bellinzona 1963;

Giuseppe Martinola, Inventario delle cose d’arte e di antichità del distretto di Mendrisio, 2 voll., Bellinzona 1975;

AA.VV., La costruzione del territorio e lo spazio urbano nel Canton Ticino, Lugano 1979, pp. 136-137, 505-511;

Bernhardt Anderes, Guida d’Arte della Svizzera Italiana, Porza-Lugano 1980 (2.a ed. 1998);

Mix Weiss, "Meride paese di sassi e sogni", in Neue Zürcher Zeitung, 21-22 aprile 1990;

Raul Merzario, Anastasia, ovvero la malizia degli uomini. Relazioni sociali e controllo delle nascite in un villaggio ticinese 1650-1750, Roma-Bari 1992;

Edoardo Agustoni, Oratorio della Madonna di Visacco a Meride dell’architetto Francesco Antonio Aglio (Arzo 1817-Meride 1868), Morbio Inferiore 1995.

Giovanni Piffaretti, Francesco Antonio Giorgioli, pittore di Meride 1655 – 1725, Locarno 1998.